NewsLetter N°28 inviata il 22 Dicembre 2007

Pentimento, fede e perdono
«Io mi alzerò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te... Egli dunque si alzò e tornò da suo padre» (Rif. Evangelo di Luca Cap.15 versi 18 a 20)

           Il ragazzo della parabola, oggetto di riflessione, reclama la sua parte di eredità, la preleva e lascia la casa paterna. Forse egli pensa: «Più sarò lontano da casa, meglio sarà!» Ma si sbagliava! Infatti nel seguito della storia leggiamo che egli spende tutto nei divertimenti che la vita gli offriva ed alla fine rimane, come si suol dire, con un pugno di mosche nelle mani. Vistosi senza un centesimo in tasca, si mette a lavorare nei campi, pascolando i maiali e cade così in basso da arrivare persino a desiderare, per la fame, il cibo degli stessi animali. Ma proprio a quel punto c'è la svolta. «RIENTRATO IN SE'...» si ricorda di come si stava bene nella casa del padre e dice: «Io mi alzerò e andrò da mio padre». Detto, fatto! Egli si alza, ritorna a casa del padre e confessa ogni sua colpa.

           Questa parabola illustra cosa sono il PENTIMENTO, la FEDE ed il PERDONO. Pentimento non significa fare penitenza e compiere degli atti meritori, pensando che essi possano compensare le colpe. Pentirsi significa sentire il peso del proprio peccato e confessarlo a Dio. Ma solo la confessione non basta. Ci vuole la fede nell'opera redentrice di Cristo e l'accettazione che il Suo sacrificio sulla croce ci permette di ottenere il perdono. Solo così il pentimento si traduce in perdono. Un giorno, la gente aveva visto quel giovane lasciare la casa paterna. In seguito lo vide ritornare, contrito e umiliato ed infine raggiante per la gioia di essere stato perdonato e amato dal padre. Che trasformazione!

           Una ricorrente frase di rammarico che sovente troviamo sulla bocca dei molti, è questa: "Se solo potessi tornare indietro...". La vita lontano da Dio ci porta a vivere ogni degrado, al punto da perdere pure la dignità di uomini e di creature viventi. Purtroppo dal punto di vista umano, il passato non può esser cancellato, nè rivissuto. Ma quest'oggi, attraverso questa parabola, Dio ci offre la possibilità non solo di farci perdonare il nostro passato e di esser totalmente giustificati davanti a Lui. Questo perdono non è frutto di un'azione dell'uomo attraverso la quale egli può scagionarsi, ma è il risultato dell'opera compiuta da Gesù sulla croce. E' difficile che qualcuno muoia per un suo amico, anche se gli è davvero caro. Nessuno poi penserebbe, addirittura, di morire per un suo nemico o per una persona comunque colpevole. Cristo, invece, ha dato la Sua vita per noi, nonostante noi avessimo sprecato nel peccato tutta la nostra esistenza. Oggi proprio a te, caro amico, che eri soltanto meritevole del castigo di Dio, ti viene offerto il perdono del Padre. Mediante questa parabola, hai preso coscienza del piano di Dio per te. Se decidi di ritornare a Dio, la Sua grazia sarà efficace anche per te e sarai perdonato; ma se rifiuti di credere, sappi che il tuo peccato ti ritroverà. Vuoi tu conoscere il vero perdono di Dio e sperimentare quella pace profonda ed eterna che ne è la sua conseguenza? Accetta proprio ora Gesù nella tua vita; basta una semplice ma sincera preghiera e Lui t'inonderà di luce, di pace e di gioia eterna.

La ReDaZiOnE
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