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«LA STORIA DI GIULIO CESARE BALDUCCI»
Giulio
Cesare
Bellucci
passò dall'edicola all'angolo per comprare "il Corriere...", poi col giornale sotto
braccio si fermò al semaforo in attesa che apparisse l'AVANTI. Enormi camion,
utilitarie ed auto di grossa cilindrata gli sfrecciavano davanti quasi soffocandolo
con le loro pestifere esalazioni, il rombo dei motori gli rimbombava nella testa,
sul petto, mentre le ginocchia cominciavano a tremare. Finalmente il semaforo
cambiò e per un attimo quella fiumana di veicoli si calmò. Lentamente Giulio
Cesare attraversò la strada e raggiunse i giardinetti pubblici al di là del viale.
Si sedette sulla terza panchina a destra, come al solito e aperse il giornale come
se fosse un paravento.
Ma quella mattina non lesse...improvvisamente gli parve
di sentire la voce stridula di sua nuora che attaccava suo figlio Mario:
«Ma non capisci
che tuo padre è un peso per tutti noi? Che vantaggio ne abbiamo a tenerlo?
Occupa una camera che andrebbe benissimo per Paolo che oramai ha
otto anni e poi non può rimanere in casa nostra per tutta il resto della sua
vita. Poi se pensi a quello che mangia! Per quei quattro soldi che ci dà».
Così discorrendo si allontanarono...
Ma Giulio aveva ascoltato proprio tutto: oramai per gli altri
era solo un vecchio inserviente. Ma com'era potuto accedere? Solo poco
tempo prima era un uomo nel pieno dell'energia, ragioniere di banca,
stimato da superiori e subalterni, marito amato dalla moglie e rispettato dal
figlio... mentre ora era lì a due passi dall'ospizio. Come se tutta la vita passata
non fosse che una storia appartenente ad un altro. Così appallottolò il giornale
e lo gettò nel cestino accanto alla panchina. «Non me lo merito, non me lo merito, non è possibile!» Era tutto ciò che riusciva a pensare, altrimenti non avvertiva
che dolore e confusione. Dolcissimamente il ricordo di Olga si fece nitido nella
sua mente. Olga! Come l'aveva amata, come si erano amati! Quella dolce
carissima moglie che da tre anni se ne era andata per sempre. Poi ricordò il figlio
Mario quand'era piccolo, ben diverso da quell'estraneo che era diventato. Per che
cosa ancora vivere quand'oramai non possedeva più nulla? Gli era rimasta soltanto
la sua dignità e stavano per togliergli pure quella. No, non l'avrebbe permesso,
avrebbe giocato d'anticipo, il suicidio avrebbe evitata l'ultima beffa della vita.
Così si mise le mani in tasca e cominciò a passeggiare per i vialetti deserti.
Ma improvvisamente....... «Billy qua... vieni qua, ti ho detto vieni qua!» La voce era così dolce e imperiosa che Giulio non poté far a meno di voltarsi. La riconobbe subito l'anziana signora che ogni mattina portava a passeggio il piccolo cane bastardo, che colmava di tante attenzioni. Il cagnolino pareva ora fare dei capricci: si era nascosto dietro il piedistallo del busto di Alessandro Manzoni e pareva non volesse proprio muoversi.
L'anziana signora si avvicinò e gli chiese:
«Scusi
signore, potrebbe aiutarmi a riprendere il mio Billy?» Giulio
si sentì bruscamente riportare alla realtà e senza rispondere si diresse
verso Billy. La bestiolina si lasciò prendere con facilità, quasi non
aspettasse altro. «Grazie tante, signore, era già da un bel po' che
mi faceva arrabbiare questo birbone!»
Che strano quella voce... sembrava quella di Olga, poi Giulio, riportandosi alla realtà, disse: «Certo non dev'essere facile come sembra tenere gli animali».
«Come fa a saperlo,
caro signore! Ma sa oramai non ho che lui a farmi compagnia in questo mondo!
A quest'età quasi tutti gli affetti se ne sono andati, non ci resta che aspettare
che il Signore ci chiami». Giulio rimase sbalordito, non solo la stessa voce
ma anche le stesse parole e lo stesso tono di serena sottomissione.
«Quindi lei pensa che dobbiamo
sottometterci fino al punto d'aspettare che sia il Signore a chiamarci! Credo che
non sarebbe proprio un gran male se decidessimo noi questo momento».
Le parole gli erano sfuggite di bocca quasi senza che se ne accorgesse... mentre
lo sguardo dell'anziana signora si fece più attento: «E' umano pensare quello che lei ha pensato. Ogni giorno il mondo diventa sempre meno nostro, ogni giorno ci sentiamo sempre più degli intrusi, dei sopportati, ma questo non ci dà il diritto di sostituirci a Dio. Nelle
Sue mani c'è e deve rimanere la decisione sul nostro destino». Giulio
si sentiva sempre più confuso. Era come se il passato fosse improvvisamente ritornato. Quelle parole le aveva già udite mille volte da sua moglie, durante le loro mille pacate discussioni sulla fede, ma lui non le aveva mai ascoltate come in quel momento. «Lei parla con tanta familiarità di Dio, come se Lo conoscesse personalmente» sbottò Giulio. «Certo che Lo conosco e anche lei Lo può conoscere, se vuole. Dio c'è e vuole aiutarla. Lei crede nell'esistenza di Gesù Cristo?» «Certo, certo che ci credo». «E senz'altro crederà pure che Egli è risuscitato dai morti, vero?» Giulio continuo ad annuire.
«Ebbene, come avrebbe potuto risuscitare se non fosse stato Dio? Se crediamo in Lui, di conseguenza, dobbiamo credere a tutto ciò che ci ha detto. Non è questione di religione, di essere cattolici o protestanti o che so io, è una questione di fede, mi capisce?» Giulio aveva capito: «Sa, mia moglie era credente, con lei ho discusso per vent'anni senza mai giungere ad una soluzione. Con lei signora sono bastati solo dieci minuti... E' come se mi avessero tolto un velo nero che offuscava la mia mente e le mie idee. Ora comincio a capire come stanno le cose».
Giulio
non riusciva ancora a capacitarsi dell'accaduto! «Evidentemente è stato ora che il Signore ha voluto rivelarglielo» sorrise l'anziana signora che aggiunse: «Se lei vuole, la salvezza è facile. Chieda perdono a Dio dei suoi peccati, chieda di essere salvato attraverso il sacrificio del Suo Figlio Gesù Cristo, il quale ha pagato per lei il prezzo del suo perdono. Dopo quest'atto di umiltà lei entrerà in un rapporto nuovo con Dio. Egli non sarà più il suo giudice, ma soltanto suo Padre».
Finalmente la disperazione era svanita; la speranza si stava insinuando nel cuore di Giulio: era forse questa la vera strada del vigore? «Grazie, signora, per queste parole, pensi dieci minuti fa... beh... oramai posso dirglielo, avevo deciso di farla finita... non riuscivo più a sopportare questa vita» disse Giulio con le lacrime agli occhi. «E come si potrebbe sopportare, a volte, se non avessimo la certezza che un domani saremo per sempre con Dio dove non ci sarà che gioia e amore? Capisco come tanti che non hanno Dio possono arrivare al suicidio» disse la signora che non pareva per nulla sorpresa della sua confidenza.
Era mezzogiorno ed i due stavano per salutarsi... «Lei oramai non è più solo. Se abbandonerà la vita nelle mani di Dio, Lui non la lascerà mai più». Il cuore di Giulio batteva all'impazzata: ora non era più solo; più che saperlo ora lo avvertiva!
«Dio la benedica
per quello che ha fatto per me questa mattina!» mormorò Giulio, poi
concluse: «Non la ringrazierò mai abbastanza, cara signora!» «Mi chiami semplicemente Olga!!!»
Dai 19 Racconti di R. Marinelli
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