|
LA TERZA ETA':
IN QUESTA PAGINA:
- a) Quando si è vecchi?
- b) Quante età ha l'uomo?
- c) Il conflitto generazionale!
- d) Conclusione.....
A)
QUANDO SI È VECCHI?
Secondo te
a che età inizia la vecchiaia? Questa domanda fu rivolta ad un
famoso personaggio della medicina, quando aveva già compiuto
ottant'anni. Egli rispose: «La vecchiaia ha quindici anni più di me!»
Questa sua bizzarra risposta, certo, non soddisferà i più, ma mostra
un atteggiamento invidiabile nei confronti del processo di invecchiamento.
Qualcun altro ha detto: «Un uomo non è vecchio finché i rimpianti
non sostituiscono i sogni».
A questo punto
però dobbiamo chiederci: la vecchiaia è una malattia, come l'artrite,
oppure come nel caso dell'infanzia, si tratta di uno stadio naturale
della esistenza umana? E ancora, è uno periodo che riguarda il corpo
o la mente? Cercheremo di rispondere a questi interrogativi quanto
più precisamente. L'invecchiamento costituisce un lento mutamento
biologico che interessa inesorabilmente l'intero genere umano.
Senescenza
è il termine esatto per indicare il processo di invecchiamento e
che, in buona misura, potrebbe trovare una rapida soluzione se
venisse affrontata con la giusta attitudine. Ci sono alcune
persone, ad esempio, che si sentono socialmente inutili perchè
pensano che nessuno ha bisogno di loro o nessuno li vuole. Spesso
però è il loro atteggiamento negativo che impedisce loro di essere
cercati! Infatti, il problema vero non risiede nell'invecchiamento
stesso, difatti ci sono molti giovani che sono vecchi mentalmente,
ma credo che ad una certa età ci si fermi... ristagnando.
Per correggere
tutto ciò, occorre un nuovo modo di pensare. La Bibbia infatti
ci insegna che nessuno è insignificante o inutile. Il Signore
non disse forse: «Che giova all'uomo se guadagna tutto il mondo
e perde l'anima sua?» (Rif. Evangelo di Marco Cap.8 verso 36).
Dobbiamo invece imparare a guardare al potenziale della nostra
vita, proprio come fa Dio. «Si direbbe che l'anima dei giusti,
come i fiori, emana più profumo verso sera».
Un
predicatore inglese, già ottantenne, si trovò a raccontare ad un gruppo
di persone che stavano approssimandosi a festeggiare il loro ottantesimo
compleanno:«Non permettere a te stesso di sentirti vecchio e non
abbandonare il tuo interesse per la vita, coltiva un hobby, passa un po'
di tempo a giocare con i nipotini tuoi o di qualcun altro e non pensare
alla fine perché Dio ha già provveduto con amore che il tuo trapasso
sia inconscio proprio come la tua venuta al mondo. Naturalmente dò
per scontato che tu abbia affidato la tua vita a Cristo per l'eternità...
Io non so dove starei se non fosse per il sangue della Croce e la
mediazione al trono di Dio. Soltanto alla Sua presenza è realizzabile
una terza età senza disperazione. Dio provvede alle mie necessità in
ogni stadio della vita. Dio è fedele ogni mattina ed ogni giorno scopro
la Sua mano. Il passato diventa ormai lontano ma sull'eternità ho
posato il mio sguardo».
B)
QUANTE ETA' HA L'UOMO?
Nel suo dramma
«Come vi piace», William Shakespeare riassumeva in modo caustico ed enigmatico
quello che concepiva come le Sette Età dell'Uomo.
Prima
il neonato, che miagola e rigurgita il latte addosso alla sua balia.
Poi lo scolaretto piagnucoloso, che con la sua cartella ed il viso infreddolito
dal mattino, a passo di lumaca si trascina svogliato a scuola.
Di seguito
ecco l'innamorato che soffia sospiri più di una fornace, componendo
meste ballate per le belle ciglia della sua adorata.
Ora ecco il soldato, che sa dir bestemmie in ogni lingua; baffi di leopardo, sofistico
sul punto dell'onore, impulsivo e corrivo alle baruffe, capace di cercare il fumo
della gloria nella gola d'un cannone.
Diventa poi giudice con la sua pancia rotondetta farcita di buon cappone, con occhietti severi e barba d'ordinanza; zeppo di vecchie massime e luoghi comuni, tanto per recitare la sua parte.
Giunge poi la sesta età che ti riduce ad un macilento e acciabattato pantalone, con occhiali sul naso e borsa attaccata al fianco; e con quelle sue calze, ben conservate al tempo della gioventù, larghe ora un pozzo per le sue cianche stecchite; e con quella voce virile di un tempo ma ridotta ora ad un falsetto bambinesco stridulo e sibilante.
Ed infine la scena conclusiva d'una storia piena di strani eventi: una seconda fanciullezza senza denti, senza vista, senza palato, senza memoria... senza niente.
È pur vero che esistono tre differenti tipi di età dell'uomo, le quali sono facilmente distinguibili e assai diverse. Presso i sociologi sono in uso differenti terminologie, tuttavia la classificazione più comune è la seguente:
«L'età cronologica» cioè la misurazione dell'età in base agli standard di tempo a noi noti.
«L'età fisiologica» ossia quella riflessa nelle funzioni vitali e nelle condizioni fisiche.
«L'età psicologica», misurata dal modo in cui uno si sente, agisce e reagisce
alle persone e alle situazioni.
È riduttivo pensare all'età esclusivamente in termini di orologio e calendario, in quanto c'è chi è cronologicamente vecchio ma psicologicamente giovane
e viceversa. Le nostre facoltà e capacità non deteriorano nel giro di un giorno semplicemente perché raggiungiamo l'età pensionabile. Infatti ciò
di per sé non costituisce una valida ragione per fare di meno ma è spesso una comoda scusa.
Una delle biografie più famose della generazione passata riguardava la storia di un ministro metodista che ebbe un successo incredibile nell'evangelizzare le persone più povere che vivevano nei bassifondi di Londra. Quando lui stesso cominciò ad invecchiare, affermò che c' erano due tipi di età: quella fisica e quella mentale. La seconda governava largamente sulla prima. Egli scriveva: «L'età fisica dipende dagli organi vitali: il cuore, i polmoni, ecc. e questi sono programmati per funzionare un certo periodo di tempo. Pian piano però finiscono per logorarsi o da un uso normale oppure, molto prima, da un uso ed un lavorio anormale. Questo processo
è comunque irreversibile».
D'altra parte, però, è possibile controllare l'età mentale. Se si affronta la vita con il giusto spirito, allora si può mantenere la mente giovane quasi all'infinito. Ricordiamoci che la mente è l'organo supremo: esso controlla infatti le attività e le energie di tutto quanto il corpo. Se permettiamo alla nostra mente di invecchiare, il nostro corpo lo seguirà inevitabilmente.
Perciò, la cosa più importante per mantenere una mente giovane è quella di coltivare uno spirito allegro ed avere una vita attiva.
C)
Il CONFLITTO GENERAZIONALE
Tra giovani e vecchi è sempre esistito un "gap" generazionale. Non è qualcosa che è scaturito all'improvviso, sebbene la generazione attuale ne sia interessata in modo particolare. Tuttavia, sia che lo riconosciamo o no, la questione è in questi termini: i giovani ed i vecchi hanno bisogno gli uni degli altri. L'aiuto reciproco, sia spirituale sia intellettuale, può risultare di grande arricchimento per entrambe le parti.
In riferimento al regno dei cieli, Gesù usò la parabola del «padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie» (Rif. Evangelo di Matteo Cap.13 verso 52).
Sia il giovane sia il vecchio possono condividere le loro esperienze per il bene comune.
In una delle più antiche testimonianze giunte fino a noi, conservata in un museo d'Istanbul, vi si può leggere: «Ahimè, i tempi non sono più quelli di una volta! I giovani non ubbidiscono proprio più ai genitori».
Quanto è attuale quest'affermazione! Innegabilmente la storia si ripete. Pare proprio che nè la gioventù nè l'anzianità odierni divergano poi tanto nei rapporti e nei modi di vedere da quelle di migliaia di anni fa. L'ansia di rinnovamento dei giovani ha sempre sfidato e cozzato contro il conservatorismo dei vecchi. Il giovane è sempre stato assetato di cambiamenti, mentre l'anziano si aggrappa allo status quo, così che ognuno tende ad essere intollerante nei confronti dell'altro.
C'è invece bisogno di una sana tolleranza, di amore cristiano e di pazienza. Laddove tali virtù mancano, ecco che lì si fa strada la delinquenza giovanile. Il giovane è impaziente ed il vecchio, talvolta, intransigente; il primo si adopera per cambiare le cose, mentre il secondo per mantenerle così come sono. Ognuno di loro, però, sarebbe molto più povero senza l'altro. Infatti entrambi danno un contributo fondamentale, anche se diverso, a casa, in comunità e nella società.
Sia il
giovane, sia il vecchio dovrebbero riconoscersi nella seguente preghiera,
il cui autore è rimasto ignoto:
«Signore, fa'
che i vecchi siano indulgenti, i giovani tolleranti, i grandi umili, gli indaffarati
pazienti ed i cattivi buoni. Poi Signore, di me, fa' ciò che dovrei essere».
D)
IN CONCLUSIONE....
Caro
amico «giovane» della «Terza Età» fai pure ciò che più ti aggrada, ma in
nessun modo riuscirai ad evitare l'invecchiamento (Rif. Libro dell'Ecclesiaste
Cap.12 versi 1 a 9).
Tuttavia,
se ti affidi fermamente a Dio, puoi mantenere te stesso giovane nello
spirito e nell'atteggiamento (Rif. Libro del Profeta Isaia Cap.40 versi 29
a 31 - Salmo 92 verso 14).

|