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Ti voglio bene...
«Io ti amo, o Signore, mia forza!»
(Rif. Salmo 18 verso 1)
Un
giovane di circa vent'anni, malvestito e maleodorante, sotto lo sguardo
di tutti, si avvicinò piangendo alla bara. Fissò il viso del defunto
e affermò: «Ti voglio bene, papà!» Quel giovane era andato via di casa
all'età di quattordici anni, abbandonando studi, genitori e fratelli. Aveva
vissuto da latitante per diversi anni e con la sua condotta criminale aveva
spezzato il cuore del padre. Mentre suo padre si trovava nella bara,
il ragazzo, che non era riuscito a sopportare più i rimorsi della coscienza,
ritornò per dirgli: «Ti voglio bene, papà!»
E mentre pronunciava quelle poche parole, la polizia, che lo stava
cercando, lo arrestò. Quelle parole gli fecero perdere la libertà fisica,
ma gli fecero guadagnare quella morale. Finora quel giovane,
tossicodipendente, criminale, narcotrafficante e latitante, non aveva
mai detto a suo padre: «Ti voglio bene».
Si
tratta di tre semplici parole: «Ti voglio bene», ma quanto costa
pronunciarle! Molti genitori vorrebbero ascoltarle dalle labbra dei figli,
ma spesso non le sentono. Un giorno un mio conoscente
(tossicodipendente) affermò: «Ho sempre sperato che i miei genitori mi
dicessero di volermi bene, ma non l'hanno mai fatto!» A volte siamo restii
a pronunciare quelle tre parole, ma una volta dette, che immensa libertà
esse generano! Anche Dio si aspetta da noi
espressioni di affetto e di riconoscenza. Perciò diciamogli,
proprio come fece il salmista Davide: «Ti
voglio bene! Ti amo, o Signore... grazie, Padre, per tutto ciò che hai
fatto per me e per ogni cosa che farai ancora». Non c'è
modo migliore per iniziare la giornata se non esprimendo affetto e
riconoscenza a Dio. In tal modo rallegrerai
il cuore del tuo Padre celeste e riceverai la forza anche per dirlo ai
tuoi cari che ti circondano.
La ReDaZiOnE
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